11.03: One year on

Yuko Sugimoto tiene una foto di se stessa nello stesso posto dove è stata ritrovata il 13 marzo 2011, dopo che la zona era stata colpita da terremoto e tsunami. Sugimoto è stata fotografata lo scorso anno, avvolto in una coperta di fronte a un mucchio di detriti mentre cercava Raito, suo figlio (che ha poi trovato). La sua immagine divenne icona del terremoto di magnitudo 9,0 che ha devastato il Giappone un anno fa. (Reuters / Yuriko Nakao)
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Yuko Sugimoto holds a picture of herself standing in the same place she stood in March 13, 2011, after the area was hit by an earthquake and tsunami. Sugimoto was photographed last year, wrapped in a blanket in front of a pile of debris as she looked for her son Raito who was missing (who she later found). Her picture became an iconic image of the 9.0 magnitude earthquake that devastated Japan a year ago. (Reuters/Yuriko Nakao)
































Ricorderò l’11 marzo del 2011 per tutta la mia vita.

Alle 7.46 ero sul treno, il mio telefono non la smetteva di suonare ma con la vibrazione non lo sentivo. Appena scesa in stazione guardai per un attimo il display e mi si gelò il sangue nelle vene. 10 chiamate 6 messaggi. Capii subito che era successo qualcosa di grave e nel momento in cui lessi il primo messaggio, mi sentii morire. Una mia amica mi aveva scritto “Ti prego, fa che tu sia ancora viva … dimmi che sei ancora in Italia e non sei ancora partita per Tokyo, dimmi che sei ancora a casa al sicuro”.

Istintivamente chiamai mia madre e senza neanche salutarla le chiesi “Mamma cosa è successo in Giappone?”, lei rotta dal pianto a stento riusciva parlare e io ormai mi sentivo sempre più svuotata e frastornata. Le lacrime scendevano da sole e mi sembrava di essere finita in un incubo. Quella sensazione l’ho portata nel cuore per moltissimi mesi, trascinandomi come un’ameba dal computer alla televisione, aggrappandomi a dei piccoli barlumi di speranza. Sono stati e sono tutt’ora, giorni molto bui per il popolo giapponese e per tutte quelle persone che in un modo o nell’altro sono legati a questo fantastico paese che è il Giappone.

Oggi voglio spegnere i riflettori della moda e commemorare insieme a tutti voi questo triste giorno.
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I will remember the 11th of March 2011 for all my life.

At 7:46 I was on the train, my phone never stopped to ring but I didn’t heard it. As soon as I arrived at the station I looked at the display and I felt the blood cold in my veins. 10 calls 6 messages.I knew immediately that something serious had happened and when I opened the first message, I felt like dying. A friend of mine wrote me, "Please tell me that you're still alive ... tell me you're still in Italy and you're not yet left for Tokyo, tell me you're still at home and safe." InstinctivelyI called my mother and I just asked her, "Mom what happenedin Japan?". Her voice was broken due to the tears and I suddenly felt dazed. The tears fell down on my checks and seemed to be stuck in a nightmare. I carried That feeling in my heart for many months, dragging myself from the tv to my computer like an amoeba, clinging to small glimmers of hope. These are very dark days for Japanese people and for all those people who in one way or another are linked to this great country that is Japan.

Today I want to turn off the spotlight of fashion and commemorate, all together, this sad day.








Un grande abbraccio
A huge hug

Elisabetta

日本は私の第二のふるさとです。みなさん、つらいけどがんばってください。世界も応援しています。♥

Commenti

Domenico ha detto…
E' stata una tragedia impressionante quella accaduta in Giappone lo scorso anno. Io sono rimasto sgomento non appena ho sentito la notizia. Immagino te che eri lì lì dal partire. E' forse l'unico post commemorativo che ho letto fino ad ora, e mi fa granché piacere e al contempo mi riporta alla mente quella terribile tragedia.

Domenico.
Roby ha detto…
sono triste! :((

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